mamma a mumbai

Una nuova vita…a Mumbai

Quando nel 2014 il mio fidanzato mi fece la fatidica domanda non era un semplice “vuoi sposarmi?” ma “ti andrebbe di passare il resto della vita insieme, in India?”. Credo che non avesse troppe speranze e, invece, mi trovò entusiasta del matrimonio ma anche di partire per una nuova avventura.

Faccio questa premessa perché se può bastare un trasferimento di poche centinaia di kilometri per mettere in crisi un’esistenza, pensate a un repentino cambio di continente! 

Io partivo un po’ “anomala” perché qualunque scusa per fare una valigia mi è sempre sembrata un bellissimo regalo.

Nella vita, infatti, ho unito una grande passione per i viaggi con il lavoro di autrice di programmi tv e documentari che mi ha portato in giro per il mondo per anni.

Sebbene viaggiatrice incallita e avventurosa nel DNA, il mio impatto con l’India è stato degno di un documentario solo che questa volta la protagonista ero io.

Nel 2015, dopo la nascita del mio primo bebè, sono partita per raggiungere mio marito. 

A parte le difficoltà di essere una neomamma, i primi tempi passarono velocemente.

Solo una cosa ricordo ancora come shoccante.

Appena scesa dall’aereo con il mio piccolo imbozzolato nel marsupio, una ragazza mi fermò dicendo che avrebbe voluto tenerlo in braccio. Declinai l’offerta infastidita che le fosse persino venuto in mente di chiederlo. Non lo sapevo ancora ma avrei dovuto abituarmi. I

nfatti, di lì in avanti, ogni persona mi avrebbe chiesto la stessa cosa: “posso tenere in braccio il tuo bebè?”. Dieci, cento, mille volte la stessa domanda. Esaurita dal rispondere “no”, presi una decisione drastica: avrebbero potuto prendere il mio Antonio, a patto che si facessero scattare una foto.

Così, tra i ricordi dei nostri primi due anni in India, c’è “l’album degli estranei”: Antonio in braccio a colorate signore in saree, Antonio in braccio a poliziotti, a guardie aeroportuali, dottori, infermieri, bambini, tutti rigorosamente sconosciuti.

Sembra una pazzia, soprattutto ai tempi della pandemia, ma qui i bambini sono considerati magici, la reincarnazione di divinità, c’è un rispetto superiore che li protegge come la cosa più preziosa per la comunità.

Ancora oggi che i miei figli sono due e sono diventati grandi, adoro gli occhi estasiati di chi li guarda e la sensazione che siano protetti sopra ogni cosa. I primi timori, grazie anche ai nostri “amici sconosciuti”, sono spariti lasciando presto spazio alla fiducia e alla voglia di conoscere la nostra nuova realtà.

Ho smesso presto di fare confronti e mi sono lasciata andare alla mia nuova vita e questo è stato il primo passo verso la serenità.

Certo, erano altri tempi, ma sono sicura che ovunque vi troviate ci siano tante cose di cui essere grati ed entusiasti e col tempo diventeranno sempre di più.

Lasciando da parte gli aspetti romantici di un espatrio, è inutile girarci intorno: trasferirsi all’estero è complicato e in certi paesi lo è di più.

L’india, per esempio, è un casino, è tutto e il contrario di tutto, è un posto tanto complesso che non basta una vita per conoscerla. La società, la cultura, la lingua, il cibo, la religione, le ingiustizie, le grandiosità, le contraddizioni, possono avere molti effetti collaterali. Tra i miei hashtag preferiti ci sono #howcaniloveyouifihateyou – come posso amarti se ti odio? – e #howcanihateyouifiloveyou – come posso odiarti se ti amo? – che descrivono in modo sintetico gli up e down continui a cui l’India ti sottopone. Dopo anni a Mumbai, per gli sbalzi emotivi non ho ancora trovato rimedio se non una risata quando possibile, ma ho trovato il mio rifugio in questa splendida, complicata e affascinante città che è diventata la mia casa.

C’è voluto un po’ di tempo, ho dovuto trovare i miei punti di riferimento, sistemare le questioni fondamentali per la famiglia per poi ritrovare tempo per me e per il mio lavoro. Oggi, oltre a progetti tv, video e documentari ho cominciato a scrivere storie, racconti e romanzi e oltre a divertirmi molto, sto pensando di farne un’attività a tempo pieno. 

Non credo esista una guida universale per stare bene all’estero, ma se posso darvi un consiglio, considerate il trasferimento come un’opportunità invece che una seccatura.

Guardatevi attorno senza fare troppi confronti con la vostra vita di prima.

Sono sicura che ovunque il destino vi abbia portato ci sono un sacco di aspetti sorprendenti. Certo ci sono difficoltà da affrontare ma in Italia sarebbe lo stesso. Fate una lista delle cose da sistemare, velocemente diventeranno sempre meno e presto vi ritroverete stupiti di quanto sia bella la vostra nuova vita. 

Per quello che riguarda la mia esperienza ho preso carta e penna e ho fatto una lista: casa, bambini, medico, scuola, amici, cibo (vi sembrerà strano, ma in India la questione alimentazione per degli italiani è complicata;-)) e in fondo, tempo per me.

Sono partita dall’ABC e pian piano mi sono creata un nuovo habitat dove io e la mia famiglia non siamo più in modalità sopravvivenza ma siamo felici.

I bambini vanno a scuola e sono pieni di amici, viviamo nella casa perfetta, oltre all’inglese parlottiamo hindi e ormai il cibo piccante e persino l’odiato coriandolo, ci sembrano buonissimi!

Da un po’ di tempo, ai miei hashtag preferiti ho aggiunto #almostindian – quasi indiani.

Quindi, un piccolo pensiero per tutte le famiglie che stanno facendo i bagagli o si sono da poco trasferite all’estero: non abbattetevi, tenete occhi e cuore spalancati, affidatevi all’aiuto e all’esperienza di chi è partito prima di voi e, con un po’ di pazienza, scommetto che presto vi sentirete di nuovo a casa!

Maria Carolina Guidotti