Per quante e quanti di voi non sono riusciti a venire giovedì 6 giugno presso il Consolato Italiano di Parigi per il nostro evento / tavola rotonda sull’espatrio in famiglia, abbiamo pensato di condividere con voi un breve resoconto degli interventi che hanno animato il nostro bellissimo incontro, redatto con la collaborazione di Erica Poma di Aureka.

 

Tavola Rotonda Consolato Italiano Parigi

Comites di Parigi e Ama Agenzia

Perché é nata l’idea di organizzare questa tavola rotonda?

Innanzitutto per raccontare e condividere il lavoro della nostra agenzia AMA a fianco delle famiglie italiane espatriate.

Non é facile arrivare in una città straniera con una famiglia al seguito e dover ricominciare tutto daccapo ricostruendo l’equilibrio e la quotidianità dell’intero ecosistema familiare. Proprio per questo, quando si progetta un espatrio, é necessario avere uno sguardo inclusivo e attento alle esigenze di tutta la famiglia. Ed é in risposta ad un bisogno provato sulla nostra stessa pelle che, nel 2016, abbiamo dato vita ad AMA, l’agenzia con il cuore. Come dice Michela, la “mamma antenna” parigina, “ciò che contraddistingue la nostra agenzia è il lato umano su cui ci si focalizza per aiutare le famiglie in questa delicata esperienza!”

L’urgenza di parlare del tema Espatrio e Famiglia nasce, poi, dall’analisi di un dato piuttosto impressionante: il 60% degli espatri non va a buon fine, concludendosi prima del tempo con un rientro anticipato in patria, perché uno o più componenti del nucleo familiare non si é ben adattato nel paese ospitante.

Un’esperienza all’estero, infatti, é un evento che, se non viene vissuto con la giusta serenità e colto come un’opportunità anziché come un ostacolo, puo’ destabilizzare l’equilibrio familiare, personale e un intero progetto professionale, con evidente detrimento delle stesse aziende che tante energie, anche economiche, hanno speso per progettare l’espatrio del proprio dipendente.

Gli interventi delle esperte di espatrio

Evento L'Espatrio in Famiglia

Alessandra Ferrario, Susanna Marinangeli, Claudia Landini, Michela Geppi, Milena Mazzeo, Sara Sesia

Le diverse professioniste che hanno animato il nostro dibattito hanno cercato di guardare all’espatrio ciascuna secondo la propria “lente” professionale, fornendoci così diversi piani di lettura dello stesso fenomeno.

Milena Mazzeo, psicologa sociale dello sviluppo, autrice del blog flowneibambini, espatriata a Parigi con la sua famiglia, nella sua analisi si concentra sulla figura femminile e sul cambiamento, chiedendosi come mai fa così paura cambiare.

Per rispondere prende spunto da un libro, “Psicologia dei nuovi media”, che analizza il cambiamento in senso trasversale sottolineandone il carattere che più spaventa, cioè il fatto che non si possa prevedere e che implichi l’uscita dalla propria comfort zone.

Secondo la psicologa, spesso l’aspetto più pericoloso di tale cambiamento è il viverlo non come una scelta personale ma come un obbligo esterno, quando invece sarebbe necessario che il cambiamento interiore arrivasse ancor prima di quello esteriore.

Diverse fasi caratterizzano il cambiamento, dalla negazione all’accettazione, dall’adattamento alla possibile ricaduta anche a distanza di tempo.

Cosa si può fare, dunque, per avviare il cambiamento interiore in modo da poter affrontare l’espatrio nel modo giusto?

Sicuramente darsi tempo, non avere fretta perché l’esperienza insegna che piano piano l’adattamento arriva per tutti (anche se, indubbiamente, ci sono caratteri maggiormente predisposti di altri al cambiamento).

In secondo luogo inserirsi, in particolare imparando bene la lingua del paese in cui si espatria.

Non va, poi, dimenticata l’importanza del chiedere sostegno, in primo luogo ai familiari che ci accompagnano in questa esperienza.

Infine, è importante adottare la giusta prospettiva, guardando all’espatrio come a un nuovo inizio, accettando questa fase della vita e cercando in sé la capacità di cambiare.

Quello che é sicuro é che un espatrio ci cambierà per sempre e, quando torneremo, saremo persone diverse da prima (da cui la sindrome da rientro!).

Claudia Landini, coach interculturale con alle spalle trent’anni di espatrio in diverse regioni del mondo, fondatrice di Expatclic, ha analizzato soprattutto la potenzialità professionale (oltre che personale) dell’espatrio, come di un’esperienza che può fornire a chi lo vive delle soft skills davvero importanti per qualsiasi lavoro voglia intraprendere, sia che si tratti del lavoro svolto in precedenza ma riadattato al nuovo contesto, sia che si tratti di una nuova avventura professionale, nata proprio grazie all’esperienza di vita in espatrio.

L’esperienza di un espatrio permette, infatti, di accrescere:

  • la propria EMPATIA e FLESSIBILITÀ: dovendo stare a contatto con persone diverse da noi, con culture e modi di fare differenti, ci abituiamo ad accettare le diversità e ad entrare in contatto maggiormente con chi ci sta accanto. Molto più di quanto faremmo se rimanessimo tutta la vita nella stessa città.

  • la VELOCITA’ con cui si ponderano le scelte: in espatrio ci abituiamo ad avere le ANTENNE sempre dritte e a cogliere in breve tempo tutte le numerosissime informazioni che ci arrivano dal nuovo contesto per poter prendere velocemente le decisioni necessarie al ri-assetto del nucleo familiare.

  • la propria FORZA e la CORAZZA rispetto alle avversità: la solitudine, le difficoltà, la violenza di certi sentimenti che si vivono durante un espatrio ci fanno diventare inevitabilmente più forti, aiutandoci persino a relativizzare maggiormente i problemi della vita.

Proseguendo, la coach ha sottolineato l’importanza della consapevolezza delle rinunce che si dovranno affrontare in un espatrio, in particolare per quanto riguarda il coniuge accompagnante e la sua rinuncia (anche solo temporanea) al lavoro.

E’ assolutamente importante che il coniuge accompagnante possa esprimersi anche in ambito professionale e che riesca a trovare un modo per crescere (professionalmente oltre che umanamente) anche nel nuovo paese.

Re-inventarsi un nuovo lavoro in espatrio?

Si può purché si seguano questi criteri guida: fare ciò che piace fare, ciò che si sa fare, e ciò che corrisponde ai propri valori. Questi criteri sono importanti a maggior ragione in quanto la strada verso la costruzione di un nuovo lavoro é impervia e in salita.

Susanna Marinangeli, direttrice risorse umane di un’importante azienda multinazionale ci ha parlato dell’importante ruolo dell’azienda vista come primo interlocutore per l’espatriato.

Cosa può offrire un’azienda al proprio expat? Pacchetti e facilitazioni per sostenere il trasferimento del lavoratore. Ricerca della casa. Informazioni sul differenziale costo / vita. Aiuti nel trasloco. Aiuti alla famiglia per una migliore integrazione (come i corsi di lingua). E così via.

Ciò che Susanna invita a fare è chiedere SEMPRE alla propria azienda un sostegno, per sé e per la propria famiglia, qualora questi servizi non siano offerti fin dal primo momento.

Fondamentale, poi, é cercare contatti e punti di riferimento nel paese ospitante: una buona idea ad esempio é contattare la scuola italiana all’estero e il nostro consolato, tante informazioni passando anche attraverso queste istituzioni.

In questo senso, fare un visita di orientamento nella città in cui si vuole espatriare nel futuro può essere decisivo per chiarirsi le idee e aiutare, cosi, la stessa agenzia di relocation a trovare le soluzioni più adatte alle nostre esigenze.

Secondo la direttrice HR è sempre importante che l’azienda consideri la situazione particolare del lavoratore che espatria, anticipandone le eventuali problematiche, in quanto il trasferimento e l’espatrio rappresentano un investimento per l’azienda stessa ed è dunque importante che vada a buon fine.

L’ultima esperta ad intervenire è stata Sara Sesia, psicologa clinica dell’età evolutiva, che si è concentrata sugli effetti che l’espatrio ha sui bambini.

Essi infatti percepiscono l’espatrio diversamente rispetto all’’adulto anzitutto perché vivono nel QUI ED ORA, diversamente dagli adulti che sono sempre proiettati nel passato (con sentimenti di nostalgia, rimpianti, mancanza) o nel futuro (con timori o progettualità che spesso non fanno vivere appieno l’esperienza contingente).

Il nostro cervello é PLASTICO, dalla nascita fino alla vecchiaia. Naturalmente nei bambini la plasticità é massima a livello cognitivo celebrale e questo consente loro una maggiore elasticità e flessibilità nell’affrontare i cambiamenti.

I bambini che vivono esperienze di espatrio sono chiamati “di terza cultura” perché si trovano a condividere due culture, quella del paese di origine e quella del paese in cui vivono.

Il bambino é, dunque, per sua natura predisposto a vivere in modo naturale il cambiamento. Tuttavia, ci possono essere delle fasi della sua crescita – pensiamo, in particolare modo all’adolescenza – in cui il cambiamento gli genera fatica, frustrazione e un senso di rabbia verso i genitori responsabili di questa rivoluzione, imposta e non scelta, della sua vita.

Quello che diventa decisivo, a questo punto, per superare al meglio queste potenziali difficoltà iniziali è l’AUTENTICITA’ di approccio dei genitori e la condivisione delle proprie emozioni ed esperienze con i figli.

I genitori devono sì trasmettere ai propri bambini il lato positivo e costruttivo di quest’esperienza ma devono farlo autenticamente, senza fingere, senza mascherarsi dietro a un eccessivo (e quindi fasullo) entusiasmo.

Parlare, condividere, confidare quelle che possono essere le paure, le fatiche o le incertezze che ci portiamo dietro in espatrio, fa capire ai nostri ragazzi di non essere soli e di potersi fidare di noi, in quanto autentici. Si fideranno, perciò, anche quando gli diremo che sarà un’esperienza arricchente, che troveranno presto nuovi amici e che le difficoltà saranno acqua passata.

Impegnamoci, allora, ad ascoltare i nostri figli, diamogli la possibilità di esprimersi e di vomitarci addosso anche le eventuali loro rabbie o frustrazioni. Dentro di noi sappiamo la ricchezza che gli stiamo offrendo e presto la vedranno anche loro.

L’affrontare insieme questo tsunami di vita é uno degli ingredienti che fa diventare più unite le famiglie che espatriano: il nucleo padre, madre, fratelli diventa per i nostri bambini il vero punto di riferimento, quella certezza granitica che non cambia anche quando il contorno si modifica.

Consolato Italiano Parigi

Infine, per concludere prima di rifocillarci con un buon prosecco italiano nello splendido salone delle feste del Consolato, abbiamo proiettato un video con spezzoni di interviste che Valentina, membro di Expatclic, ha fatto agli EX BAMBINI EXPAT.

Testimonianze di ragazzi che hanno girato il mondo e che, ora, con un sorriso che gli riempie il viso, ringraziano i loro genitori perché non sarebbero le persone che sono senza queste esperienze di espatrio, così arricchenti per la loro vita, seppur talvolta inizialmente faticose.

By LaBlonde

Ama – Famiglie in movimento