Eh già, parrebbe che sia vero. Fino a poche settimane fa la mia mente si rifiutava di crederci: “lasciare Parigi? impossibile. ci sarà uno sbaglio. arriverà una sorpresa dell’ultimo minuto.”
….eh no, non é arrivata la sorpresa. Ed io mi ritrovo abbracciata alla mia fedelissima donna delle pulizie, mio braccio destro (e pure sinistro) per quasi 4 anni, a piangere come una fontana.
Si, perché il magone arriva quando meno te lo aspetti. Sei lì che pensi “beh, dai sono brava, non mi emoziono nemmeno tanto, sto imparando a gestire l’emotività“, e un attimo dopo chiudi la porta ad un amico e ti ritrovi in un mare di lacrime.
D’altra parte, se non piangessi nemmeno un po’, vorrebbe dire che poi così bella non é stata quest’esperienza, no?
Infatti, non é stata bella. E’ stata super.
Possiamo dire che mi sono innamorata. E ora mi sento come se dovessi prendermi una pausa forzata da un fidanzato che amo ancora tantissimo, del tipo “ho un’occasione di lavoro imperdibile all’estero perciò parto, ma non preoccuparti forse tornerò tra qualche anno così potremo stare insieme per sempre..“. E mentre pronunci quella frase già sai che stai dicendo una bugia, che la vita é imprevedibile e che, magari, laggiù troverai un altro uomo che ti farà impazzire o un altro lavoro imperdibile chissà dove e allora…addio ritorno!
E così, mi aggiro per le strade con un senso di nausea e spossatezza (diciamo che il caldo-freddo-caldo-freddo non aiuta) e, per consolarmi, dico a tutti che in realtà non stiamo lasciando Parigi, anzi! Stiamo comprando un pied a terre per venirci un sacco di volte. “Insomma sarò sempre qui, dai!”, “E`giusto un salutino prima delle vacanze…“.
Ma dentro di me so che, per quante volte ci torneremo nei nostri preziosissimi 25 mq, si sta chiudendo un ciclo e, a me, i cicli che si chiudono non piacciono per niente.
Siamo arrivati in quattro. Le bambine erano due nanette di 4 e 2 anni ed io manco sapevo cosa fossero i blog.
Oggi siamo in cinque, le bambine talvolta le chiamo “ragazze” e a casa ho un beberone di 8 mesi che può vantarsi di essere l’unico vero parigino tra di noi.
Scrivo un blog e dirigo un’agenzia di servizi alle famiglie insieme a due splendide amiche-socie.
A casa talvolta parliamo francese e spesso mi sfugge la traduzione italiana di certe parole.
Ce la siamo girata in lungo e in largo questa città. Abbiamo trovato la nostra oasi di pace fra i suoi arrondissements. Abbiamo stretto amicizie forti. Abbiamo parlato tante lingue. Abbiamo avuto paura dei terroristi. Abbiamo desiderato essere altrove. Abbiamo conosciuto differenti culture. Ne abbiamo amato l’internazionalità. Abbiamo avuto l’occasione di partire ma abbiamo deciso di restare. E adesso che quell’occasione di lavoro imperdibile ci ha messo spalle al muro, ci lasciamo condurre dove vuole la vita, prima a Bologna e poi chissà.
Perché é vero che ogni trasloco costa sofferti strappi e tanta fatica ma é altrettanto vero che il rimettersi in gioco ogni volta é un potentissimo anti-depressivo: il cambiamento genera curiosità, energia, autostima, sfida, apertura mentale, ed é il collante più forte di una famiglia. Spesso mi sento dire “questi bambini non avranno radici”. Non sono d’accordo. Le loro radici sprofonderanno nell’unione familiare, nello spirito di squadra che avrà caratterizzato ogni nostra e loro avventura, nella consapevolezza che dopo ogni distacco c’é un attaccamento, che dopo ogni perdita c’é una conquista, che casa siamo noi e non necessariamente una città.
L’avventura continua. E cio’ che é certo é che continueremo a raccontarvela.
Bon vent!
By La Blonde

 

Ama – Famiglie in movimento