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Condivido con grandissimo piacere un progetto importante dell’Istituto Auxologico Italiano in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, al quale ha partecipato Milena Mazzeo, una delle professioniste che collabora con noi per supportare psicologicamente le mamme espatriate.

La realtà virtuale per aiutarci a superare stress e ansia derivati dal lockdown durante la pandemia da Covid-19.

IL PROGETTO
Vivere la situazione del Coronavirus significa attraversare un’emergenza globale a livello sanitario ma anche
fronteggiare un estremo stress psicologico che mette alla prova la nostra identità e le nostre relazioni.

Per questo é stato messo a punto un protocollo di auto aiuto basato sulla realtà virtuale chiamato COVID Feel Good, realizzato dai ricercatori dell’Istituto Auxologico italiano, dall’Università Cattolica di Milano e dalla start up Became- Hub.

Gli “inventori” di questo protocollo sono Brenda Wiederhold, direttrice del Virtual Reality Medical​ Center di San Diego, in California, e il professor Giuseppe Riva, direttore del laboratorio di Tecnologia applicata alle neuroscienze all’Auxologico italiano e docente di Psicologia delle nuove tecnologie alla Cattolica, coordinatore dell’iniziativa.

Questo protocollo é gratuito e necessita solo di un telefono con l’App. Youtube, un paio di occhiali per la realtà virtuale come i Google Cardboard (trovabili facilmente su internet ad un costo di dieci euro approssimativamente), e di trenta minuti al giorno di utilizzo, per una settimana.

Il protocollo consiste nel vedere, almeno una volta al giorno, il video “Il Giardino Segreto” e, successivamente, seguire una serie di esercizi forniti sul sito del progetto, con obiettivi specifici per ogni giorno della settimana.

Tre problemi psicologici difficili da gestire durante la crisi

Tutti gli esercizi sono concepiti per affrontare tre problemi psicologici che si sono creati a conseguenza del
periodo di reclusione forzata che abbiamo vissuto.

Primo, l’ansia della malattia : la sensazione di rischio rafforzata dal continuo flusso di informazioni contraddittorie tra loro, che ci arriva dai social e, in particolare, da WhatsApp.

Secondo, la scomparsa dei luoghi: noi definiamo chi siamo attraverso il ricordo delle persone e degli eventi che sono avvenuti all’interno dei diversi luoghi che frequentiamo e che ora non abbiamo più la possibilità di frequentare.

Terzo e ultimo, la crisi del senso di comunità, conseguenza diretta del secondo problema: senza l’ufficio, gli altri luoghi di lavoro, la scuola e così via, i legami si indeboliscono e la capacità di condividere e accettare gli altri si
riduce, portando ad un incremento della conflittualità.

Un obiettivo al giorno

Il primo giorno è dedicato ad impedirci di essere ossessionati dal coronavirus.

La seconda sessione ha lo scopo d’incrementare la nostra autostima.

La terza è proposta per lavorare sulla nostra memoria autobiografica (cosa siamo e cosa vogliamo).

Il quarto giorno è rivolto a risvegliare il nostro senso di comunità in modo da non farci sentire soli.

Il quinto giorno è dedicato a risvegliare gli obiettivi e i sogni che avevamo prima che cominciasse la quarantena.

Il sesto giorno è concepito per potenziare la nostra empatia, e l’ultimo, per pianificare un cambiamento.

COVID Feel Good è il risultato di un lavoro condotto da ricercatori di più discipline, provenienti da tutto il
mondo e ha lo scopo di sfruttare il potenziale esperienziale e trasformativo della realtà virtuale per ridurre i
disagi di questo periodo dominato dalla pandemia.

In giugno, i ricercatori hanno iniziato uno studio in tre Paesi per valutare l’efficacia del protocollo riguardante
il miglioramento dell’umore e la capacità di superare il lockdown.

Lo studio vuole testare “l’adattamento alla nuova situazione, che durerà a lungo e nella quale dobbiamo accettare di convivere con il virus”.
Uno dei paradossi di questa crisi sanitaria è che, malgrado sia un problema, può essere un’opportunità
unica. Effettivamente, che lo si voglia o no, questa ci obbliga a cambiare e a fronteggiare situazioni nuove
come la quarantena, lo stretto contatto con i nostri figli e il nostro partner, e una mancanza di relazioni con
gli altri”.

 

Ama – Famiglie in movimento